ANALOGIE D'INVERNO

 

Pensiero vicino al fuoco, con tutte le finestre serrate, contro gli spifferi che nella vecchia casa non cessano mai. Sul fuoco finisce di cuocere il riso integrale con i porri (olio, porri, riso integrale un bicchiere e mezzo, rimestare bene col sale per farlo tostare un po’, aggiungere il doppio di acqua e chiudere la pentola a pressione: cottura 45 minuti, non alzare la valvola ma aspettare che il vapore si assorba del tutto). Meno male che è arrivato il freddo, mi dico. A Roma, la settimana scorsa, avevo i piedi gonfi dall’umido come d’estate per il caldo. Sentivo l’energia di una natura malata. Ora mi sento a posto, ma quante/i la penseranno come me? ci disturba qualsiasi cosa venga a rompere la superficie delle abitudini comode che anche il cambiamento climatico (nubifragi a parte!) ci procura. Ieri sera siamo dovuti tornare a piedi, nel breve tempo di una cena i vetri della macchina si erano tutti coperti di ghiaccio…che fastidio! Che noia! E la dolce e porosa neve dell’altra sera non è stata bene accolta da tutti/e, eppure è stata delicata e gentile, col sole della mattina dopo si è sciolta tutta, lasciando solo il ricordo di un’emozione infantile: i fiocchi leggeri e porosi, fitti fitti, dentro la luce del lampione. Il fatto è, che non si tratta di romanticherie. Dobbiamo pregare a mani giunte perché nevichi, perché faccia il ghiaccio, perché il “generale inverno”, come scriveranno i giornali a corto di metafore, si esprima in tutta la sua energia. Un’energia che conserva la vita sotto la terra, che contrasta i molli venti dell’innalzamento della temperatura. Magari sbaglio tutto – neppure i climatologi sono d’accordo su analisi e prognosi – ma al mio corpo piace pensare così, godersi il passaggio delle stagioni e mettercisi in sintonia. Per esempio, in questi giorni, possiamo familiarizzarci con lo speciale silenzio della natura. Ne possiamo approfittare per entrare nell’elemento Acqua della medicina tradizionale cinese, mettere a riposo i reni da lei governati; e lasciare un po’ riposare le surrenali, la frenetica produzione di adrenalina.

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