DOV'E' ROMA VIOLENTA

Secondo il Corriere della Sera e La Repubblica, io vivo nel Bronx. In quel triangolo di quartieri “violenti” che l’omicidio del giovane cinese e della sua bambina avrebbero fatto emergere agli occhi del mondo. Torpignattara, Pigneto, Centocelle, zona sud est di Roma. Periferie secondo i giornali, con il loro carico simbolico: desolate, piene di delinquenti, spregiate dalla gente perbene, che – se ci abita – se ne sta chiusa dietro le serrande abbassate. Mi dice una persona, di cui mi fido, che invece il comandante della stazione dei Carabinieri di via Bordoni, a centocinquanta metri in linea d’aria dal luogo dell’omicidio, abbia definito Torpignattara “uno dei quartieri più sicuri di Roma”. Ha ragione: amo Torpignattara, ho scelto di venirci a vivere cinque anni fa, non ne sono pentita. Mi sento sicura a tutte le ore, fino alle tre di notte – quando le strade sono ancora abitate da cinesi, bengalesi, italiani, africani e qualche peruviano. Una sensazione che non provavo nel pretenzioso quartiere residenziale in cui abitavo prima, a due passi dall’Eur, lì dove – davvero – dopo le nove di sera tutte le porte e le finestre erano chiuse. E non mi sento “in periferia”: in 15-18 minuti di trenino delle Laziali arrivo alla stazione Termini; in 20 – 25 minuti di bus 105 più metro sono in piazza di Spagna. Martedì scorso, mentre sfilavo insieme a migliaia di cinesi, ho cercato di capire cosa mi viene in mente se metto insieme queste due parole: Roma – Violenta. 

È emerso un piccolo episodio. Proprio quel giorno, il giorno della grande manifestazione dei cinesi (e degli italiani che abitano nel VI Municipio), in piazza dei Cinquecento ho chiesto all’autista del 105 a che ora sarebbe ripartito. Prima non mi ha risposto, poi ha urlato improperi, allontanandosi e guardandomi truce, con gesti violenti delle mani (io lo inseguivo per sapere l’orario). Dopo che l’autobus è partito, abbiamo scoperto che aveva cambiato itinerario, andava in parallelo al percorso solito, ma a distanza di un chilometro. Quando siamo arrivati a un passo dal riprendere la via, vigili urbani in stato di panico hanno ingiunto all’autista di tornare indietro…solo a sera ho potuto capire che:

1.Il Comune aveva sottovalutato la manifestazione dei cinesi

2. Non c’era nessun piano per le deviazioni dei bus e conseguenti avvisi alla popolazione

3. L’autista, incazzato, se l’era presa con me! Ho ricordato il mio stato di agitazione, di rabbia, di impotenza, ho pensato alle facili decisioni che avrebbero potuto rendere quella giornata così speciale non invisa a chi cercava di tornare a casa dopo una giornata di lavoro; alla sottile, incosciente malizia (nata da incapacità) che ci mette tutte/i contro gli/le altri/e, ogni giorno, in questa meravigliosa, invidiata e malgovernata città.

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nadia tarantini

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