TEMPO REALE_DUE

Una signora di Trapani chiama il 113 e il 112 perché suo marito sta subendo un’aggressione. Le rispondono operatori di Bari. Solo la presenza fisica di altre persone permette che gli aggressori siano “messi in fuga”, come si legge nel gergo dei mattinali di Questura. Un chiaro esempio della follia che ci fa dimenticare che siamo fatti di carne (acqua) e ossa, che viviamo con i piedi piantati in un territorio; e che la vicinanza o la lontananza fisica sono elementi fondamentali per valutare le situazioni, e intervenire. La virtualità ci ha affascinato a tal punto nella sua  rete – in senso proprio e metaforico – che all’episodio i giornali hanno dedicato poche righe. L’avrei messo invece in prima pagina, con la didascalia: stiamo attente/i!. Anni fa, m’avevano raccontato che di notte all’aeroporto di Francoforte gli annunci che sentivi partivano da un call center di san Francisco: sfruttando il fuso orario, la società che gestiva l’aeroporto s’era accorta di poter risparmiare lavoro notturno…sia a Francoforte che in California.

Mi dissi che non avrei voluto atterrare là di notte neanche pagata, mi faceva impressione l’idea che chi parlava avesse visioni/informazioni via computer, senza alcuna possibilità di percepire un pericolo, una situazione imprevista, di bypassare i protocolli di routine e magari precipitarsi fuori da una cabina con telefoni per un’emergenza superiore a qualsiasi proiezione virtuale. L’episodio di Trapani mi conferma che è illusorio pensare che la tecnologia ci consenta di bypassare la indispensabile realtà del corpo umano nelle relazioni. Il territorio è dove avviene la nostra vita; il corpo, con i suoi cinque sensi, il testimone di quello che accade a noi e alle altre/altri. Cerchiamo di non dimenticarlo. In modo assai meno drammatico rispetto all’espisodio di Trapani – ma con gran dispendio delle nostre energie – combattiamo ogni giorno con operatrici/operatori di call center che, per quanto bravi, non conoscono le città da cui chiamiamo, i quartieri che abitiamo; che con le loro risposte standard, nella migliore delle ipotesi, non ci aiutano a capire cosa possiamo fare per rendere la nostra vita quotidiana meno affannata e faticosa.

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nadia tarantini

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