QUEL CHE HO CONOSCIUTO DI LAURA

Ci sono persone che frequenti per anni; e non sapresti dire, di loro, più che una superficiale descrizione. Ce ne sono altre che incroci per un breve, brevissimo tratto di strada: ma ti restano dentro come parti importanti del tuo cammino di vita. A me è successo con Laura Gallucci, che il mare ci ha portato via il 14 luglio, davanti alla spiaggia di Chiarone in Toscana. Conoscevo, come tante altre persone, alcune case che aveva ristrutturato, perché erano di mie conoscenti o amiche intime. Avevo notato – da appassionata di ristrutturazioni, di case, di luoghi antichi rivissuti – il suo tratto personale, un gusto riconoscibile, l’impressione che quelle case rimandavano: di interventi modellati sul corpo e il desiderio delle/degli abitanti, come un guanto, come una seconda pelle. Una capacità rara, di questi tempi, quando le persone molto spesso agiscono per segnare luoghi e situazioni con il loro, potente ed egoico, narcisismo.

Mi sono raccomandata alla più cara delle mie amiche. Ma non credevo davvero che accadesse. Che Laura prendesse la sua macchina, un sabato o una domenica non ricordo; e facesse i settanta chilometri di autostrada da Roma a Carsoli per vedere la mia antica casa da ristrutturare (informata in partenza che, di quella ristrutturazione, non se ne sarebbe parlato quasi sicuramente per anni e anni..forse mai!). Sono rimasta toccata in profondità dal modo semplice, diretto, accogliente con cui l’ha fatto; dalla facilità di pranzare insieme sul mio terrazzo, eppure non ci conoscevamo quasi. Resiste in me un’ostinata timidezza, specie se incontro persone che ai miei occhi appaiono “grandi”, per una qualsiasi qualità. E Laura, mi appariva grande dalle case che aveva disegnato; e, ora, dalla gentilezza che mi mostrava.

Poi l’ho rivista, l’ho sentita parlare, ho letto un suo pezzo nell’inserto sulla Cura uscito nel numero 89 di Leggendaria, dove, a proposito del “di più” della cura, scrive: “è il coinvolgimento emotivo che avviene quando si mobilitano i sentimenti, quando si riesce a percepire l’altro da sé perché si è percorso prima il partire da sé. La cura si realizza quando si crea questo gioco di rimandi.” Un gioco che Laura Gallucci conosceva per aver acquisito la “pratica delle relazioni” nella politica delle donne; ma, io credo, per una spontanea attitudine di carattere, a non presumere troppo di sé prima di confrontarsi, con delicata intensità, con le altre persone.

Potete leggere di Laura sul manifesto (http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8068/) e sul sito www.donnealtri.it

 

 

 

 

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