IL LIBRO DI SETTEMBRE. L'arte della gioia

Goliarda Sapienza.

L'ARTE DELLA GOIA

Einaudi

540 pagine, euro 20,00

Consigliato: a chi non si spaventa di leggere un libro molto lungo, che non consente grande evasione, ma ci costringe ad entrare ed uscire, a soffermarsi e tornare indietro; a meditare dopo aver letto un capitolo e magari anche a rileggerlo per scoprirne ogni segreta vibrazione.

Invita a vivere senza dimenticare mai che la vita ha un termine. Costringe a rivedere la propria vita e a chiedersi dove si sarebbe potuto resistere un po' di più alle lusinghe di facili, illusorie conciliazioni. In quali punti avremmo potuto arricchire, onorare con differenti scelte il nostro percorso vitale, entusiasmante, creativo, doloroso di un'intensità che non può che preludere, ogni volta, ad una gioia più grande. E alla fine della tempestosa vita di Modesta (la protagonista per la quale ogni aggettivo è consunto, perché è davvero stra-ordinaria, eccezionale, mitica), tuttavia, possiamo bere alla coppa di ogni esistenza, perché ci avrà illuminato angoli bui e incertezze; ci autorizza a essere le donne che siamo, ad accettare il fardello e il premio della incoercibile forza femminile. Ci permette persino - oh gioia! - di vedere con lo stesso sguardo gli uomini che amiamo. Intrisa di materno e di indipendenza, L'Arte della gioia è indispensabile bagaglio per affrontare la condizione di figlie e di figli, l'ambiguità di ogni amore, la violenza che scaturisce dalla condizione umana e la franchezza che è l'unica vera arma per canalizzare le nostre rabbie. (Altre vi racconteranno la ricchissima trama del libro, che copre una settantina d'anni di vita italiana; i difetti e la sovrabbondanza di alcune parti; la "tempestosa" vita di Goliarda, che con il personaggio di Modesta avrebbe riscattato se stessa...o forse no, perché dandole vita ha rivelato di sé la bellezza e l'ardimento che il mondo, spesso, non le ha permesso di vivere).

IL LIBRO DI GIUGNO. Da una stanza all'altra

Grazia Livi

DA UNA STANZA ALL'ALTRA

Le Tascabili La Tartaruga

190 pagine, euro 5,90.

Consigliato: alle donne che non riescono ad autorizzarsi alla scrittura; o che, essendoci riuscite almeno una volta, non si fidano di poterlo fare ancora.

Agli uomini curiosi di conoscere storia e narrazioni di sei (anzi sette) scrittrici.

Bella sorpresa d'inizio estate, l'uscita in edizione economica del prezioosissimo - che la parola non basta! - viaggio di Grazia Livi nelle pieghe di vita e scrittura di sei scrittrici (più se stessa...): Virginia Woolf, Jane Austen, Emily Dickinson, Caterina Percoto, Katherine Mansfied, Anaiss Nin. A  chi crede di non riuscire a scrivere semplicemente perché non trova "un luogo adatto", questo viaggio insegna che la "stanza tutta per sé" teorizzata da Virginia Woolf è un luogo dell'anima; un raggiungimento dopo attraversamenti di territori spesso oscuri. Dalla "stanza tutta per sè, con poltrona" (Virginia Woolf), alla "stanza con canapé" (Anais Nin), passando per la "stanza di passaggio" di Jane Austen, la "stanza al piano di sopra" di Emily Dickinson, la "stanza murata" di Caterina Percoto e la "stanza d'affitto" di Katherine Mansfield: Grazia Livi ci conduce con delicata fermezza in quei territori, non facendo sconti prima di tutto alla sua ricerca di quel "presente a maglie larghe" che solo può autorizzare alla scrittura. Partendo da luoghi segnati tradizionalmente dalla prigionia femminile ("salotto, cucina, alcova"), Livi ci porterà nella (sua)"stanza socchiusa", dove nessun "estraneo" potrà dare fastidio alla "donna seduta al tavolo" che è finalmente diventata scrittrice. "Ma prima ha dovuto sottrarsi alla disponibilità, che è ascolto breve, scheggiato, è attenzione sempre distolta che scomponee le linee del volto interiore. Si è sottratta alla superficie del quotidiano che i brividi della novità increspano di continuo. Si è sottratta alla compagnia non scelta, alle parole occasionali. (...) Si è anche sottratta alla colpa, facendola propria." Da leggere, rileggere, copiare frase per frase, meditare. Un succo spremuto di sapienza letteraria e sofferta esperienza di scrittura. Un distillato di intuizioni e saperi - porto con inflessibile gentilezza.

IL LIBRO DI MAGGIO: I bambini della Ginestra

Maria Rosa Cutrufelli/ I BAMBINI DELLA GINESTRA/ Frassinelli, 275 pagine, 18,50 euro. Consigliato: alle persone che hanno un’età, per aiutarle a ricordare.

Alle persone più giovani, perché possano sapere e raccontare quando le altre non ci saranno più.

Continua il vagabondaggio di Maria Rosa Cutrufelli nelle contrade della nostra storia italiana. Dopo D’amore e d’odio, che percorreva tutto il Novecento con sette voci narranti che si inseguivano da un’epoca ad un’altra, il suo sguardo ora s’appunta su qualcosa che ha sentito battere nei suoi polsi   quando era bambina, in Sicilia. La storia di Portella della Ginestra, la strage attribuita a Salvatore Giuliano e a Gaspare Pisciotta. I banditi. Storia terribile e ancora misteriosa – il primo dei tanti misteri di sangue del nostro paese. Ma I bambini della Ginestra è un romanzo; e, ancora una volta, Cutrufelli ingaggia il suo corpo a corpo per tradurre fatti in invenzioni, per sostanziare il suo immaginario di realtà e di  nuovo rovesciarlo in letteratura. Perché, come scrive alla fine, “la storia ha bisogno delle nostre passioni”. Due bambini, Enza e Lillo, raccontano e si raccontano come quel fatto di sangue abbia segnato le loro vite per sempre; come il modo differente di viverne la memoria li abbia avvicinati e allontanati. Come debbano tornare là, insieme, per praticare l’amore e l’intimità. Mai soddisfatta dei suoi risultati, Cutrufelli inventa per ogni suo romanzo un differente dialogare con la storia che vuole afferrare. Se ne La donna che visse per un sogno l’invenzione era la “staffetta” dei personaggi che, di capitolo in capitolo, si presentavano e insieme portavano avanti la storia; se in D’amore e d’odio le voci del secolo si intrecciavano in “dialoghi ad una voce”: qui Lillo ed Enza si scrivono quattro lunghe lettere in cui si specchiano l’uno nell’altra e nel più profondo di se stessi. Scrivono per purgarsi dai veleni della rimozione e dell’accanimento della memoria, peccati speculari, che ben s’incastrano l’uno nell’altro, inchiodando i peccatori al ruolo di eterne vittime. Una scrittura piana, quasi discorsiva, che s’impenna quando si nutre dei rivoli sotterranei della lingua madre di Cutrufelli: lingua siciliana saporosa e dura, che non fa sconti. E che coinvolge pian piano a condividere con i due protagonisti emozioni non esibite, ma tenaci come una pianta secolare.

IL LIBRO DI FEBBRAIO: Il coraggio del pettirosso

Maurizio Maggiani/ Il coraggio del pettirosso/ UE Feltrinelli, 320 pagine, 8 euro. Consigliato: agli uomini che non si fidano delle donne e alle donne che disprezzano gli uomini, per ascoltare la voce di un uomo che sa parlare anche con voce di donna.

E' un percorso iniziatico, il libro a chiave di Maurizio Maggiani, romanzo di formazione e di scoperta di sé; gioco di scatole cinesi in cui lo spunto autobiografico contiene il viaggio e la ricerca di nuove strade per il futuro del protagonista; e il futuro riserva la sorpresa di un viaggio all'incontrario, dal presente al passato: in modo che la memoria, ritrovata e indagata, possa offrire il nutrimento necessario a superare il dolore, ad accettare le contraddizioni della vita. Gioco, anche, di affabulazioni che si rincorrono come nel più classico dei labirinti. La vita di Saverio ad Alessandria "nell'Egitto", la storia di suo padre e dei suoi compagni rivoluzionari; le vite da cui tutto ha avuto vita in Italia; e il viaggio interrotto di Saverio alla ricerca delle origini. E ancora la storia di un manoscritto; e le storie di un monaco sapiente, di una terrorista palestinese, e ancora ancora...di asine e di scorpioni. E labirinti di emozioni. Pagine dense di profumi: del cibo che Saverio cucina magistralmente sin da giovanissimo, e che desidera condividere: "Non vale la pena, ve lo assicuro, cucinare per una sola persona, soprattutto quando la preparazione richiede del tempo e delle cure. Peraltro un buon piatto di granchi allo zafferano, o un ful di fave, non lo si può preparare veramente bene per meno di quattro commensali; è, io credo, per via dei profumi più sottili che richiedono masse consistenti in cui potersi distendere in tutta la loro magnificenza". Profumi di deserto, di Africa; e profumi di terra di mare incassata fra le montagne, come incassato fra le montagne e il mare è il paese da cui tutto ha origine (e anche dove nasce l'autore). Conosciuto per lo più per l'incipit meta-letterario ("Mi chiamo Saverio e racconto questa storia perché è così che vuole il dottor Mondrian"), che ricalca la prima frase de "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, Il coraggio del pettirosso è invece assai più sensoriale di quanto questa fama farebbe supporre, e perciò ha anche voce e sguardo di donna, dentro lo sguardo e la voce di Saverio che da ragazzo si fa uomo.

IL LIBRO DI GENNAIO: ridevamo come matte

Luisella Vèroli, Alda Merini/ ridevamo come matte/Melusine, 160 pagine, 15 euro. Consigliato: alle donne e agli uomini che amano immaginare la poesia e la pazzia della vita, che amano ridere di sé e sono capaci di trasformare il dolore in gioia.

"Mi chiamavo Luisella Veròli ed ero una professoressa qualunque prima di frequentare Alda Merini e di scrivere insieme a lei (...) Lei mi ha ribattezzata Vèroli, come la città laziale nel cui ghetto i miei antenati furono rinchiusi perché - mi diceva - 'siamo due povere pazze, come tante altre donne rinchiuse (...). Dobbiamo parlare a cuore aperto dei dolori di chi è stato recluso e dello scandalo di bellezza che è la vita'." Seconda puntata della "autobiografia" che la poeta Alda Merini dettò a Luisella, in uno scambio fecondo di immaginazioni e realtà di vita - e purtroppo ultima, poiché la Maestra, come l'autrice la chiama, è morta dal 1° novembre del 2010. Ed è anche un pellegrinaggio nella memoria e nella elaborazione del lutto, quello di Vèroli, che instancabilmente chiamata da una voce forse non solo interiore, riapre il baule in cui ha conservato da più di 15 anni scritti e regali di Alda, simboli di prove iniziatiche e concreti segnali per i problemi della vita quotidiana. Completato da un pellegrinaggio nella zona in cui si conobbero e si vollero bene, in un rapporto per niente addomesticato; con di-vagazioni camminando sulle pietre che videro la grande poeta neonata in battistero, bambina e ragazza, "Alda Merini - ridevamo come matte" è il percorso di Luisella: a sua volta iniziatico per chi lo legga con il cuore e non soltanto con la testa. E tuttavia zeppo di notizie sul periodo che vide Merini debuttare nei cenacoli intellettuali di una Milano mitica, spendendo il suo corpo con uomini egoisti - dei quali mai volle sporcare il ricordo. Onesta fino all'autolesionismo (come la sua vicenda in manicomio dimostra), insegna alla sua "allieva" a ridere dei dolori e a piangere d'ironia, in uno scambio forte da donna a donna (benché dicesse di odiarle).

IL LIBRO DI DICEMBRE: Il calice e la spada

Riane Eisler, Il Calice e la Spada/ La civiltà della Grande Dea dal Neolitico ad oggi/Forum, 415 pagine, 15 euro. Consigliato: alle donne e agli uomini che sentono il disagio di una cultura fondata sulla "superiorità" di un sesso sull'altro. A chi cerca risposte originali al proprio disagio.

"Un'immagine femminile, conservata per più di ventimila anni in una caverna-tempio, ci descrive la mente dei nostri primi antenati occidentali. E' minuscola,  intagliata nella pietra: una delle cosiddette statuette di Venere, che sono state rinvenute un po' ovunque nell'Europa preistorica. (...) Ma qual è il significato reale di queste antiche sculture? Possono davvero essere liquidate come 'prodotti peccaminosi dell'immaginazione maschile'? Si può inoltre ritenere appropriato il termine Venere per descrivere queste figure dai larghi lombi, a volte incinte, fortemente stilizzate e spesso senza volto? O piuttosto queste sculture preistoriche ci rivelano qualcosa d'importante su noi stessi, sul modo in cui sia gli uomini che le donne un tempo adoravano le potenze dispensatrici di vita dell'unvierso?" Mette subito le mani, i piedi, tutto il corpo "nel piatto" Riane Eisler, nella prima pagina del suo prezioso "Il Calice e la Spada", libro del 1987, da anni esaurito in Italia ed ora felicemente ristampato da Forum, editrice universitaria udinese. Arricchito da un'introduzione che testimonia il lavoro che c'è dietro alla ri-edizione, frutto delle ricerche di Partnership Research Group, che ha visto nel lavoro di Eisler un forte impatto sugli studi che riguardano le letterature policentriche.

Con tono pacato e ricchezza di documentazione, Riane Eisler percorre nel libro i millenni e le decine di millenni che ci hanno portati dove oggi siamo. In una società, in un mondo occidentale che da un certo punto dell'evoluzione ha eretto a proprio simbolo la Spada, strumento di guerra e di sopraffazione. "Perché ci cacciamo e perseguitiamo l'un con l'altro? Perché nel nostro mondo regna la vergognosa brutalità dell'uomo verso i suoi simili e verso la donna? Cosa ci spinge perennemente alla crudeltà anziché alla gentilezza, alla guerra anziché alla pace, alla distruzione anziché alla realizzazione?"

Percorrendo i tempi, Eisler ci porta a conoscere il mondo prima di questo, quando il principio femminile, manifestazione del sacro, il corpo della donna e il Calice che lo simboleggia regnavano a Creta e in altre realtà del globo, non solo occidentale: quando c'era spazio per l'uno e l'altro genere, e i mondi vivevano in pace. Il Calice e la Spada non è, però, una rivisitazione nostalgica del passato: il libro si conclude, infatti, con lo sguardo ad un futuro possibile, soltanto che noi vogliamo costruirlo, un futuro fondato su principi opposti a quelli che ci hanno condotti al disastro attuale: del clima e della terra, dell'economia e della politica, delle relazioni fra gli uomini e fra uomini e donne.

IL LIBRO DI NOVEMBRE: La giustizia di Afrodite

James Hillman, La Giustizia di Afrodite / Aphrodite's Justice, Edizioni La Conchiglia, 81 pagine, 12 euro. Consigliato: alle donne e agli uomini che si interrogano sulla bellezza e sulla terribilità della vita. Tempi di lettura: variabili a seconda della profondità della stessa. Citazioni preziose.

“Così Grande Signora che a tratti chiamerò alla greca Afrodite e a tratti Venere alla latina, dà a noi il permesso di indagare sulla Tua natura (…) affinché le strane pulsioni e gli irresistibili allettamenti che emanano dalla Tua presenza possano, per Tua maggiore felicità, entrare in questo mondo, che riempi della Tua essenza sensuale”. Comincia con un'invocazione. Ed è ispirato dalla bellezza dell’Isola di Capri, da lui amatissima, il prezioso libretto bilingue di James Hillman, pubblicato nelle raffinate edizioni capresi. “La giustizia di Afrodite” si può leggere in inglese, si può leggere in italiano (i testi sono a fronte), in ogni caso si faranno scoperte che toccano l’anima, il pensiero,il cuore. È nella natura di Afrodite/Venere – ci racconta Hillman – toccare tutte le corde della nostra sensibilità. Ma non, come ci ha insegnato “la filosofia cristianizzata”, per separare l’anima e il corpo – l’etica dall’estetica. Per indurre la malsana idea che la bellezza sia peccaminosa e la morale si fondi sull'esclusione di Afrodite/Venere, vista "solo come portatrice di dolci tentazioni che trasgrediscono l'ordine etico e prescindono dalla giustizia". Vagabonda, Hillman, con perizia e circum-naviga tutti gli attributi del mito, dalla favola di Amore e Psiche tramandata da Apuleio; alla genealogia della Sorridente (della Dorata), la cui madre Ione apparteneva alla spaventosa stirpe dei Titani. A Nemesi, alle Grazie, alle Ore figlie di Themis ("legge di natura"), tutte appartenenti alla costellazione di Venere, insieme alle Fate (o Moire) che da lei in qualche modo discendono. Attraversando il mito, Hillman approfondisce il valore che ha Venere/Afrodite per la psiche umana, indotta da lei a comprendere la sofferenza che arriva attraverso l'amore. Bellezza e Giustizia, Amore e Sofferenza la corteggiano da sempre: "La sfera della bellezza comprende il terrore, il timore reverenziale, la vastità, la confusione, la devastante intensità. (...) Lei ci cattura intensificando ogni manifestazione sensibile (...". La bellezza "agisce come una voce che chiama a cose migliori", è stato un grande danno separate l'estetica dall'etica, perché "la moralità senza bellezza immiserisce il cuore e la mente".

IL LIBRO DI OTTOBRE: Il mito dell'Alzheimer

UN PROGETTO CREATIVO
UN PROGETTO CREATIVO

Peter J.Whitehouse,

Il mito dell'Alzheimer, Cairo editore,

384 pagine, 24 euro. Consigliato a: tutte e tutti, dalla giovinezza alla vecchiaia.

Tempi di lettura: un paio di settimane, con calma. Prendete appunti.

 

"L'invecchiamento è un progetto, un lavoro di arte esistenziale, un storia che si continua a scrivere finché non è più possibile farlo": accarezzano le nostre paure, le parole di Peter J.Whitehouse, nelle prime pagine del suo prezioso, discorsivo e felicemente ripetitivo trattato su quello che lui chiama "l'impero dell'Alzheimer". Il business economico, il terrorismo sociale: il grumo di investimenti su una ricerca a senso unico, che si alimenta delle nostre paure e di una nutrita ignoranza ad uso di case farmaceutiche e associazioni di malati. Whitehouse, uno dei principali studiosi e ricercatori sulla sindrome detta di Alzheimer, consulente per 25 anni dell'industria farmaceutica, alla quale ha fornito proprio le ricerche per i costosissimi rimedi per la sindrome E ora, Whitehouse ci dice, ci dimostra che quella malattia, sulla quale si indirizzano quantità enormi di fondi per la ricerca, non esiste; che quelle medicine da lui sintetizzate non servono. Che Alzheimer è un'etichetta fasulla, per una delle tante, diverse forme di invecchiamento cerebrale, di decadimento cognitivo che riguarderà la maggioranza della popolazione nei prossimi anni. Propone un rimedio globale e creativo:  "Se tutti noi cambiamo il modo di parlare e di pensare nei confronti dell'invecchiamento cerebrale, della mortalità e dell'assistenza ai nostri cari, possiamo diventare autori di una nuova narrazione culturale che può plasmare il modo di invecchiare del XXI secolo". Perché: "Un uomo è sempre un narratore di storie: vive circondato dalle storie sue e di altri; vede attraverso di esse tutto ciò che gli succede, e cerca di vivere la proprio vita come se stesse raccontando una storia". Ingredienti della ricetta per sconfiggere il mito e l'impero dell'Alzheimer: vivere e essere utili in comunità, mangiare bene, esercizi cognitivi, combattere il terrorismo sul decadimento cognitivo anche con un mini-manuale di come affrontare le visite mediche...e tanto altro ancora, nella convinzione che "la fiamma della vita di una persona cognitivamente compromessa non viene estinta dalla disfunzione cerebrale (...) ma si affievolisce man man che l'individuo perde i legami con il passato, non si cura del futuro e vive solo in un perenne presente. Ma la fiamma c'è, sempre".